interference
interference
eng
de
es
it
it
tr
 
px px px
I
I
I
I
I
I
 

px

impressum
contact
archive
px

 

px

 

pxrouge ESSAYS I GIOVANNI OTTONE I IL NUOVO CINEMA ISRAELIANO 2004 - 2011 I 2011

IL NUOVO CINEMA ISRAELIANO

2004-2011

 

 

GIOVANNI OTTONE, 15/09/2011, ROMA

"Invisible ", Michael Aviad

Invisible

px
px

Dal 2006 si assiste a una ripresa qualitativa del cinema israeliano, con nuovi registi che si affiancano al sempre interessante Amos Gitai . Nel 2007 si sono registrati sia un netto incremento degli spettatori che hanno assistito a film nazionali nel Paese (dal 2006 bad oggi sono stati distribuiti in media annualmente nelle sale 20 - 25 lungometraggi e il market share per i film nazionali si è significativamente incrementato, passando dal 10% al 14%, in un Paese con solo 380 sale), sia netti successi internazionali, con Premi al Sundance, a Berlino e a Cannes. Si possono considerare alcuni temi e alcune tendenze caratteristiche del nuovo cinema israeliano, espressione di registi nati negli anni '60 e '70. Il melodramma familiare è un genere di successo in Israele dagli anni '60 e '70, ma, mentre in passato (era definito genere burekas) riguardava le famiglie sefardite ed era influenzato dai melodrammi egiziani, negli ultimi anni, essendosi evidenziata, con stridenti contraddizioni, la composizione multiculturale della società prodotta dalla diversa provenienza degli ebrei che vivono nel Paese, i melodrammi sono più complessi e subiscono influenze di modelli televisivi anche stranieri. Citiamo: gli eccellenti, Or, Mon trésor (2004), di Keren Yedaya e To take a wife (2004), di Ronit Elkabetz; Comrade (2005), di Eyal Shiray; Out of sight (2006), di Daniel Syrkin; Things behind the sun (2005), di Yuval Shafferman; Sweet mud (2006),di Dror Shaul, premiato al Sundance 2007; Love and dance (2006), di Eitan Anner; The bubble (2006), di Eytan Fox, buona fotografia, amaramente ironica, delle nuove relazioni sessuali e familiari dei ventenni a Tel Aviv, con personaggi ebrei e palestinesi; Vasermint (2007), di Mushon Salmona, eccellente dramma giovanile (presentato ai Festival di Rotterdam e di Pesaro 2008). E ancora due film presentati al Fesrtival di Cannes 2009: Jaffa (2009), opera seconda della regista israeliana Keren Yedaya, è un dramma familiare di eccellente qualità, e Ajami (2009), opera prima di Scandar Copti, di origine palestinese, e di Yaron Shani, ebreo askenazita, è un affresco crudo e realistico della contesto sociale di Jaffa, una cittadina contigua a Tel Aviv, dove convivono ebrei, arabi e cristiani. I film di argomento religioso che rappresentano seri drammi centrati sulle contraddizioni tra i principi e la morale giudaici e la laicità, ormai maggioritaria nella società israeliana. Citiamo: Avanim (2005) e Tehilim (2007), di Raphael Nadjari; Ushpizin (2005), gustosa commedia di Gidi Dar; My father, my Lord (2007), opera prima di David Volach; Seven days (2008), opera seconda di Ronit e Shlomi Elkabetz; Eyes wide open (2009), opera prima di Haim Tabakman. I film di vario genere con contenuti e/o significati politici.

Or mon tresor

"Or, Mon Trésor", Keren Yedaya

Citiamo: Frozen days (2006), di Danny Lerner, thriller, low budget, stilizzato, in bianco e nero, ambientato durante il periodo degli attentati-suicidi della seconda Intifada; Foul gesture (2007), di Tzahi Grad, eccellente thriller con al centro un uomo qualunque che si scontra con un mafioso, protetto dai militari e dall'intelligence; Close to home (2005), di Dalia Hager e Vidi Bilu, rappresentazione intima delle esperienze del servizio militare di due soldatesse che pattugliano la città vecchia, a Gerusalemme; Beaufort (2007), di Yosef Sedar, buona rappresentazione della vita dei giovani militari in un avamposto fortificato, durante la guerra in Libano nel 2000; Waltz with Bashir (2008), di Ari Folman, film di animazione sulle guerre israelo-palestinesi, in concorso al Festival di Cannes 2008.

Il cinema realizzato dalle donne è molto interessante. Oltre ai film delle già citate R. Elkabetz, Keren Yedaya, Dalia Hager, ricordiamo: Hanna M (2007), di Hadar Fridliech, che rappresenta il declino dell'utopia dei Kibbutz; Lo roim alaich (Invisible) (2011), opera prima di finzione dell’esperta documentarista israeliana Michal Aviad, è un dramma, duro e intimo, che costruisce il ritratto parallelo di due donne trentenni, apparentemente forti, unite da un tragico legame.

 

 

px

px

IL NUOVO CINEMA ISRAELIANO

info

 

invisible
 

Or Mon tresor

 

 
To take a wife
px
Home Festival Reviews Film Reviews Festival Pearls Short Reviews Interviews Portraits Essays Archives Impressum Contact
    Film Directors Festival Pearls Short Directors           Newsletter
    Film Original Titles Festival Pearl Short Film Original Titles           FaceBook
    Film English Titles Festival Pearl Short Film English Titles           Blog
                   
                   
Interference - 18, rue Budé - 75004 Paris - France - Tel : +33 (0) 1 40 46 92 25 - +33 (0) 6 84 40 84 38 -